Settembre 2019: Cammino di Santiago di Compostela

Hola, buen Camino

“un’esperienza fantastica”

Eravamo 25, inconsapevoli delle vere conseguenze di quello che stavamo per affrontare: caldo, piedi gonfi, vento, strada interminabile…

Sotto il Sole caldo di settembre, che ricorda ancora l’estate piena, i ragazzi, giovani marmotte gioiose e impazienti, poco avvezzi a fatica e dolore, sperimentano il Cammino del pellegrino sulla terra di Santiago, cammino che sa e deve sapere di Resistenza.

Dopo la prima tappa questo concetto diventa chiaro a tutti: resistere alla fatica, allo sconforto, al caldo, alla sete, alla voglia di fermarsi e farsi venire a prendere. Il cammino inizia quindi a prendere forma nel suo significato più intimo: l’incontro e la condivisione di tempo, spazio e parole con gli altri pellegrini.

Circondati da un panorama che ci ha mozzato il fiato sin dal primo momento: radure giallo miele, pannocchie altissime, cavoli a fusto alto e vento, perfetto per resistere a un caldo altrimenti insopportabile. Il percorso è una prova continua: salite, discese, impennate, fondi d’asfalto, ciottoli, terra, arbusti… tanta, tanta strada.

Non ho mai sentito dolore, pur provandolo, in realtà. Il dolore è nullo quando qualcuno ha bisogno di te. E devo dire che, nonostante tutto, i miei compagni di cammino sono stati super. Ragazzi teneri e a volte così impacciati da sembrarmi indifesi. Così teneri nell’affrontare con incoscienza e le proprie risorse, a volte inadeguate, il tutto.

Finché, nel punto di massima fatica, emerge un tocco di follia: quando dalla diffidenza verso persone che si conoscono poco o male, persone che sembrano molto distanti da noi, passiamo in un secondo alla fratellanza più intima.

Ed è qui che emerge il vero significato di questa esperienza. La missione verso Finisterre siglata Monti, ha questo dolce refrain. Il continuo ripetere dei ragazzi che il superare i propri limiti in una terra ignota, come ignota era la fatica da affrontare, come ignoti i volti dei compagni di viaggio, hanno reso la stessa missione fantastica.

Fantastico è stato riuscire a far nascere qualcosa di così intimo, in così poco tempo e con persone che diversamente non avremmo mai conosciuto o addirittura visto.

E, a distanza di un mese, ci ripetiamo che solo noi 25 conosciamo e custodiamo questa amicizia pellegrina, strana ma vera, costruita lungo un percorso di 100 km dove la fatica, la solidarietà, le debolezze, le frustrazioni, le bolle, la stanchezza, e il sostegno di tutti, ci hanno accompagnato fedelmente.

Con impresse nella mente le immagini di un luogo paradisiaco, a tratti selvaggio però sempre accogliente. Lì, su quella scogliera che guarda l’Oceano, doniamo un pezzo di noi stessi: non smetteremo mai di essere pellegrini. “Hola, buen Camino” ci si ripeteva sulla strada.

Ora, da pellegrini del mondo, ci auguriamo “Hola, buen Camino”, per il percorso piu’ importante: la vita!

Cettina e Luca.